Nel luglio del 2022, i Carabinieri del Nucleo di Tutela Patrimonio Culturale, insieme alla Procura di Bari, hanno impedito un presunto colpo ai danni dello Stato italiano. Due individui sono stati indagati per truffa ed esportazione illecita di un dipinto seicentesco attribuito ad Artemisia Gentileschi. Il quadro, intitolato “Caritas romana (Storia di Cimone e Pero)” (1643-1644), stimato in due milioni di euro, sarebbe dovuto essere venduto all’estero tramite un’asta austriaca.

La questione principale ruota attorno alla veridicità dell’illecita esportazione. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il dipinto aveva ottenuto un attestato di libera circolazione nel 2019 da parte dell’Ufficio Esportazione di Genova. Tuttavia, emerge la possibilità che l’opera sia uscita indebitamente dal paese. Sorge la domanda: è possibile attribuire ciò a una carente istruttoria degli enti preposti o si tratta di un malinteso?

La questione centrale verte sugli oneri informativi a carico dei proprietari di opere d’arte. Quando si decide di esportare un’opera, quali sono le responsabilità e le informazioni richieste? L’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato italiano sembra pesare sulle spalle dei proprietari, che ora devono affrontare un procedimento penale.

Il Ministero della Cultura ha annullato l’attestato di libera circolazione del dipinto, ordinandone il rimpatrio. La Procura di Bari, con la collaborazione delle autorità austriache, ha eseguito un sequestro preventivo. Nel frattempo, i proprietari sono esposti alla gogna mediatica, con il procedimento penale ancora in corso. Un’attenta analisi di tutti gli elementi è necessaria per comprendere appieno se si tratti di una truffa o di un malinteso culturale, mentre la giustizia fa il suo corso.

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Carità Romana (Cimone e Pero) – Artemisia Gentileschi
Artemisia Gentileschi, Caritas romana, 1643-1644