La vendita non avvenuta dell’opera “Grande legno e rosso” di Alberto Burri da parte di una collezionista milanese ha scatenato un acceso dibattito sull’uscita dall’Italia di opere d’arte, evidenziando le implicazioni della riforma Franceschini.

Lo storico Tomaso Montanari ha criticato la riforma, sostenendo che ha facilitato la fuoriuscita di opere senza un adeguato controllo, definendo il processo una sorta di “furti a regola d’arte”. Tuttavia, l’opera è uscita regolarmente secondo le nuove normative.

La riforma ha eliminato la necessità di una licenza per opere più giovani di 70 anni. Mentre alcuni vedono questo cambiamento come una minaccia al patrimonio culturale, altri sostengono che possa favorire la mobilità delle opere d’arte. La mancata vendita potrebbe riflettere le polemiche, influenzando l’interesse degli acquirenti nazionali.

Il caso evidenzia il dilemma di un collezionista italiano che, desiderando riportare l’opera in patria, sarebbe soggetto a notifiche e restrizioni, a differenza di un acquirente straniero. Ciò solleva interrogativi sulla tutela del patrimonio artistico nazionale e la competitività sul mercato internazionale dell’arte.

Per l’articolo, cliccare sul link.