Con la pronuncia del 23 dicembre 2025 (CE n. 487950), il Conseil d’État francese ha fatto chiarezza sul regime giuridico applicabile alle riproduzioni digitali di opere d’arte appartenenti alle collezioni pubbliche.
Il caso, originato da una disputa sulle sculture di Auguste Rodin, ha offerto alla Corte l’occasione di affermare un principio di grande rilievo: le norme sulla tutela del patrimonio culturale prevalgono sul generico diritto di accesso ai documenti amministrativi. In altri termini, la creazione di un file digitale di un’opera pubblica da parte dell’istituzione proprietaria non implica la libera e incondizionata fruizione del contenuto da parte di terzi — né con riferimento alle opere stesse, né ai relativi dati digitali.
Viene così confermato il diritto delle istituzioni museali e culturali di gestire e regolamentare l’uso, la diffusione, l’accesso e il riutilizzo delle opere nelle proprie collezioni, anche nell’era della digitalizzazione.
Una decisione che merita attenzione anche nel contesto italiano, dove il dibattito su riproduzione digitale e beni culturali è tutt’altro che sopito.