Si chiude, almeno per ora, il contenzioso nel caso Thaler v. Perlmutter, con una decisione destinata ad avere un impatto rilevante sul dibattito internazionale in materia di proprietà intellettuale e intelligenza artificiale.
Con provvedimento del 2 marzo 2026, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il ricorso presentato da Stephen Thaler, confermando l’orientamento già espresso nei precedenti gradi di giudizio: le opere generate integralmente da sistemi di intelligenza artificiale non possono beneficiare della tutela del diritto d’autore.
La decisione si inserisce nel solco tracciato sia dal tribunale di merito sia dallo U.S. Copyright Office, che aveva negato la registrazione dell’opera oggetto della controversia in assenza di un contributo creativo umano. Viene così ribadito un principio cardine del copyright statunitense: la protezione è riservata alle opere che presentano un apporto riconducibile a una persona fisica.
Il pronunciamento risulta coerente anche con le Linee Guida pubblicate dallo U.S. Copyright Office tra il 2024 e il 2025, che escludono espressamente la possibilità di riconoscere sistemi di intelligenza artificiale quali autori o inventori.
Restano aperte, tuttavia, numerose questioni applicative, in particolare nei casi di opere ibride, frutto dell’interazione tra creatività umana e strumenti di IA, che continueranno a rappresentare un terreno di confronto.